Giovedě, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

LA VALNERINA
Frate Francesco d'Assisi e la Valnerina
Insediamenti Francescani duecenteschi in Valnerina
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Montefranco: convento di San Bernardino da Siena
CASCIA

CASCIA

Cascia: chiesa di San Francesco d’Assisi

 

 

A Cascia risulta che una chiesa dedicata a San Francesco (compare anche con il titolo dell’Ascensione), con annesso convento, esistesse già nel 1247: a quell’anno, probabilmente, potrebbe risalire il trasferimento entro la cerchia muraria del castello, di un “locus” precedentemente situato “fuori le mura”. Si tratte­rebbe pertanto di un insediamento francescano assai precoce, da porre in relazione, forse, con la vera e propria organizzazione a Comune da par­te del “castrum” di Cascia (avvenuta, sicuramente, dopo il 1228).

Purtroppo i documenti non dicono nulla relativamente alla prima fase; attestano invece l’esistenza di un rapporto maturo e corrente tra i frati, il laicato devoto e il Comune. Un esempio di quanto appena asserito è costituito da un testamento datato 1340, posto in essere nel convento di San Francesco di Cascia, alla presenza di otto frati Minori; in esso sono contemplati lasciti agli stessi francescani e a diverse comunità religiose.

Dagli Statuti comunali di Cascia, risalenti al 1387, si apprendono altre importanti notizie: le offerte stabilite in favore delle chiese esistenti nel territorio presentano al secondo posto, dopo Sant’Agostino, il convento francescano in oggetto, il quale, stando alle fonti, fu lustrato da splendide figure religiose; prime fra tutte quella del beato Pa­ce da Civita di Chieti (castello sopra Cascia), morto in quello stesso convento nel 1270 (menzionato negli stessi Statuti del 1387); e del teologo Antonio da Cascia.

Utile sottolineare la presenza, nelle vicinanze di Cascia, presso Roccaporena, sul colle “La Sassa” di Atri, del convento dei fraticelli Clareni di Sant’Andrea di Carpineto (del quale rimangono dei ruderi chiamati “La Romita”). Una donazione avvenuta nel 1306 a favore di detti religiosi, confermerebbe l’esistenza della dimora clarena.

Nel convento di Sant’Andrea di Carpineto, stando alla tradizione, avrebbe dimorato, intorno al 1308, lo stesso frate Angelo Clareno (protetto dal Comune ghibellino e colonnese), il quale vi avrebbe incontrato l’agostiniano frate Simone Fidati, indirizzandone la vocazione. Ancora nel 1480 vi si eleggeva il guardiano dei Clareni: frate Paolo da Logna. Successivamente, dopo un periodo di abbandono, passò ai Minori francescani della Provincia Romana di San Girolamo, che, nel 1540, vi tennero un Capitolo provinciale. Nel 1570, il piccolo convento, essendo stato rifiutato dai Cappuccini - in quanto troppo angusto e fatiscente -, passò in custodia ad un eremita sino al terremoto del 1703, che ne causò la completa rovina.

Probabilmente dal 1455, dopo le esaltanti predicazioni condotte a Cascia da San Giaco­mo della Marca, venne dato inizio alla costruzione del convento degli Osservanti dedicato a Santa Maria delle Grazie (titolo ricorrente nei centri Osservanti dei secc. XV-XVI), presso la zona di Colforcella. Il convento fu chiuso causa soppressione napoleonica, quando i frati passarono poi al convento di San Francesco (già dei Conventuali e, dopo la soppressione francese, degli Osservanti).

Passando al ramo francescano femminile, è verosimile che all’Ordine di Santa Chiara appartenesse uno dei numerosi monasteri femminili di Cascia elencati nella rubrica statutaria sulle elemosine e nel “prezioso” testamento di Biagio di Rinaldo del 1340.

 

La chiesa di San Francesco di Cascia, le cui origini risalirebbero al 1247, fu riedificata nel 1424. La facciata, spartita in due or­dini (il timpano fu distrutto dal terremoto del 1703), è ornata da un elegante portale strombato a fasci di colonnine con lunetta affrescata (“Madonna in trono tra i Santi Fran­cesco e Chiara”) e da un ricco rosone. Sul fianco sinistro è una bifora appartenente all’edi­ficio più antico.

L’interno, a croce latina, presenta nel transetto e nella tribuna la struttura quattrocentesca, che nella navata è stata piacevolmente decorata con stucchi nel 1738 (iscrizione nella facciata). Tra gli affreschi che ancora ingentiliscono pareti e coro sono: entro una nicchia “Madonna con Bambino, Angeli e Santi” di Nicola da Siena; “Natività, Trinità e San Benedetto” di Bartolomeo di Tommaso. Tra le tele: “Madonna, San Carlo e il beato Pace”, di Antonio Carocci (1658); “Ascensione”, di Niccolò Circignani detto il Pomarancio (1596), fiancheggiata da due tele attribuite a Perino Cesarei (“Cristo appare agli apo­stoli” e “Noli me tangere”) entro una grande mostra lignea intagliata da Lorenzo di Giuliano; “ Immacolata” di Paolo Antonio Mattei; “Crocifisso tra gli Angeli”, di Ercole Orfei da Fano (1579).


Paolo Rossi
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